1. Realizzazione e gestione del POF
  2. Realizzazione di progetti formativi d’intesa con enti ed istituzioni esterni alla scuola.
  3. Le funzioni strumentali al piano dell’offerta formativa nel nuovo contratto

Il contratto nazionale indica solo due finalizzazioni di ordine generale

Compete  al collegio docenti:

  • decidere (e deliberare) innanzitutto i contenuti delle varie funzioni strumentali necessarie alla luce del proprio POF (gli obiettivi che si vogliono raggiungere, che cosa si deve fare e l’impegno di massima previsto, che non potrà essere tradotto in quantità oraria rigida e predefinita);
  • definire il numero complessivo di funzioni necessarie;
  • stabilire i requisiti di accesso;
  • decidere le procedure (ad es.:  presentazione delle domande da parte degli interessati, istituzione di una commissione che le compara , presentazione al collegio delle proposte…);
  • deliberare, a conclusione dell’ iter individuato,  il conferimento degli incarichi.
  • Spetta invece alla RSU contrattare con il dirigente scolastico  i compensi per ciascuna funzione sulla base delle risorse specifiche.
    E’ evidente che le decisioni del collegio, sia per quanto riguarda il numero che il contenuto dei vari incarichi, possono influenzare i compensi (e viceversa).

    Ruolo del collegio docenti e ruolo della RSU nella contrattazione di scuola

    Il contratto collettivo nazionale della scuola del 24 luglio 2003, all’art. 30, ha confermato l’istituto delle FUNZIONI STRUMENTALI  al piano dell’offerta formativa (le ex funzioni obiettivo! ) introdotto dal precedente contratto del 1999, all’art. 28, e poi regolato nei dettagli dall’art. 37 del CCNI, sempre del 1999.
    Il nuovo contratto però ha profondamente revisionato l’istituto delle precedenti “funzioni obiettivo”.
    Rimane ferma la dotazione di risorse di ciascuna scuola così come calcolata in base all’applicazione  dell’art. 37 commi 1 e 2 del CCNI/99. 
    Quindi 4 per tutte le scuole dimensionate + 1 per gli Istituti secondari con più di 80 docenti e i circoli didattici con più di 800 alunni, + 1 per gli istituti verticalizzati o aggregati, + 1 per le scuole dove sono in funzione corsi per adulti o di formazione integrata o corsi serali o corsi presso gli ospedali o le carceri.  
    Di conseguenza non spettano le ulteriori risorse dovute alla ridistribuzione, che è avvenuta con la contrattazione regionale,  di quelle funzioni  non attivate o rifiutate in talune scuole nell’anno 2002-2003,  in quanto queste ritornano alle scuole originarie.
     Facciamo un esempio: se una scuola aveva diritto lo scorso anno a 5 funzioni obiettivo, di cui una destinata (solo come compenso!) al vicario,  aveva diritto ad avere accreditate risorse pari a 15.000.000 ( 5 x 3.000.000 ) di vecchie lire e poteva  retribuire 4 incarichi di funzioni obiettivo ed il vicario.
    Oggi invece, in quella stessa scuola, arriveranno  7.746,85 Euro ( il corrispondente dei vecchi 15.000.000 milioni di lire)  finalizzate alle sole funzioni strumentali.
    Tali risorse sono vincolate all’attivazione delle funzioni strumentali e, se non utilizzate nell’anno di riferimento, andranno ad incrementare la dotazione dell’anno successivo, ma sempre per la stessa finalità.
     Occorre anche precisare che non è possibile utilizzare risorse del fondo per incrementare le risorse specifiche (né viceversa) e retribuire altre funzioni strumentali o incrementarne i compensi.
     Il contratto infatti mantiene solo due vincoli: non è possibile che l’incarico di funzione strumentale comporti l’esonero totale dall’insegnamento (art. 30 c. 2) e non è possibile cumulare questo compenso con quello di collaboratore del dirigente scolastico (art. 86 c. 2 lett. e).
     Oltre a questi, il nuovo contratto non pone altri vincoli e quindi attribuisce direttamente e interamente al collegio docenti la competenza di stabilire obiettivi e i compiti che ciascuna funzione dovrà svolgere sulla base delle esigenze che discendono dal proprio POF, i criteri, il numero,   la procedura di scelta e quindi i destinatari di ogni incarico.
     Il contratto nazionale indica solo due finalizzazioni di ordine generale:

    realizzazione e gestione del POF
    realizzazione di progetti formativi d’intesa con enti ed istituzioni esterni alla scuola
    .

    Compete quindi al collegio docenti: decidere (e deliberare) innanzitutto i contenuti delle varie funzioni strumentali necessarie alla luce del proprio POF (gli obiettivi che si vogliono raggiungere, che cosa si deve fare e l’impegno di massima previsto, che non potrà essere tradotto in quantità oraria rigida e predefinita); definire il numero complessivo di funzioni necessarie; stabilire i requisiti di accesso; decidere le procedure (ad es.:  presentazione delle domande da parte degli interessati, istituzione di una commissione che le compara , presentazione al collegio delle proposte…);deliberare, a conclusione dell’ iter individuato,  il conferimento degli incarichi.

    Spetta invece alla RSU contrattare con il dirigente scolastico  i compensi per ciascuna funzione sulla base delle risorse specifiche.
    E’ evidente che le decisioni del collegio, sia per quanto riguarda il numero che il contenuto dei vari incarichi, possono influenzare i compensi (e viceversa).
    Non è scontato che  i compensi siano uguali a quelli dello scorso anno, né che siano di importo uguale per tutti.
    Ciascuna scuola decide in autonomia, ma se si decidesse di incrementare notevolmente il numero di funzioni,  dovrà di conseguenza diminuire l’ammontare dei relativi  compensi.
    Per maggiore trasparenza e per evitare personalismi, suggeriamo alle RSU di contrattare i compensi da riconoscere a ciascuna funzione, in relazione alle risorse spettanti e alle scelte del collegio, prima che il collegio stesso attribuisca gli incarichi.
    Non sarebbe infatti “elegante” discutere dei compensi conoscendo già i nomi delle persone destinatarie. A maggior ragione se uno dei destinatari fosse componente della RSU che contratta.
    Il fatto che il collegio docenti debba “identificare” le funzioni necessarie e, “contestualmente” definire criteri di attribuzione, numero e destinatari (art. 30 c. 2) significa che deve fare “tutte queste cose” e non che le debba fare nello stesso giorno o seduta.  
    Ovviamente compete sempre al dirigente scolastico  formalizzare in modo puntuale l’incarico ai docenti individuati dal collegio e  esplicitare  anche il compenso stabilito dalla contrattazione.
    Mentre è, a nostro avviso, illegittima  l’attribuzione di incarichi da parte del dirigente scolastico a nominativi di docenti da lui individuati così come è  inopportuno che il collegio rinunci ad deliberare i criteri di attribuzione degli incarichi.
    Per contrattare su  questa materia non è necessario attendere la sequenza prevista all’art. 83 comma 5 del contratto (che dovrà definire nuovi criteri per la distribuzione delle risorse complessive del fondo) in quanto le risorse specifiche destinate alla retribuzione delle funzioni strumentali sono già note, vincolate a questa finalità e distinte dal resto del fondo.
    Il nuovo contratto, come detto, demanda tutte le decisioni a livello di scuola. Questo consente di risolvere anche tutta una serie di problemi che si erano presentati negli anni scorsi sulle funzioni obiettivo.
    Ad esempio cosa fare se la persona incaricata di svolgerla si assenta per un lungo periodo per malattia o altro? Cosa fare in caso di rinuncia (dimissioni dall’incarico) in corso d’anno? Spetta ora al collegio docenti valutare se conferire l’incarico ad altro docente in corso d’anno per portare a termine l’incarico e alla contrattazione definire gli aspetti retributivi caso per caso.

    E’ sempre competenza del collegio docenti valutare se si ritiene utile, per esempio,  una relazione finale sulle attività svolte dalle funzioni strumentali, per rendere l’esperienza patrimonio della scuola e valutare e riprogettare il proprio POF per l’anno successivo.
    Infine, oltre alle attività che si realizzano con gli incarichi di funzioni strumentali, può esserci da parte del collegio docenti l’esigenza di definire altre attività e/o altri incarichi nell’ambito del POF (referenti di progetti, referenti o coordinatori di laboratori, di indirizzo….).
    Per rispondere a queste esigenze, sapendo che in questo caso non si tratta più di funzioni strumentali, interviene il fondo dell’istituzione scolastica.
    Il collegio delibererà sulle esigenze individuate e sulle attività da svolgere e la contrattazione  (
    art.6, lettera h )  dovrà intervenire per definire i criteri e la misura dei compensi qualora gli incarichi non prevedano una misura oraria.

    Funzioni strumentali

    Mariella Spinosi 

    I cambiamenti delle politiche formative, le innovazioni continue sul piano istituzionale, le nuove domande sociali e culturali chiedono una riorganizzazione di tutto il sistema scolastico. Esso ha bisogno di una molteplicità di figure differenziate, con notevoli competenze professionale, in grado di attuare, anche, gli scopi delle riforme. 

    Il penultimo contratto di lavoro (art. 28, c.c.n.l. 26.05.1999) aveva coniato un nuovo termine, che proponeva una prima forma di articolazione delle professionalità e l'inizio di una stagione destinata, forse, ad avere particolari sviluppi: ci riferiamo alle cosiddette “funzioni obiettivo”, che avrebbero dovuto costituire un supporto per lo sviluppo della scuola dell'autonomia. 

    Con l'introduzione di tale istituto contrattuale si cercava di dare una risposta ad una scuola che ogni giorno, in maniera sempre più pressante, è chiamata ad affrontare la gestione di una complessità organizzativa dovuta soprattutto ad esigenze di ampliamento e diversificazione dell'offerta formativa. L'evidenziazione contrattuale nei confronti di tali funzioni poteva essere letta in continuità con le soluzioni che la scuola, nell'arco dell'ultimo ventennio, veniva via via realizzando, ma anche in discontinuità con le proposte dello stesso contratto del 1995 (nei commi 7 e 8 dell'articolo 38), laddove si ipotizzavano vere e proprie figure di sistema. La continuità la si legge nello stretto rapporto tra figure effettivamente operanti nella scuola ed aree funzionali previste dall'art. 28 del c.c.n.l./1999; la discontinuità è rinvenibile nella mancata risposta all'esigenza, da molti considerata prioritaria, di definire nuove figure professionali autonome e senza incarichi di insegnamento. 

    Le funzioni obiettivo, chiamate ora “strumentali”, da assegnare a docenti disponibili e competenti, per la realizzazione delle finalità istituzionali della scuola autonoma, possono ancora essere considerate come il primo passo verso una reale differenziazione di profili che la scuola dell'autonomia richiede con sempre crescente sollecitudine. Le più recenti scelte contrattuali, quindi, sono andate nell'ottica della valorizzazione del patrimonio professionale degli insegnanti, ma senza “strappi”, esorcizzando il rischio, da molti paventato, di una possibile separazione di carriere. 

    L'art. 28 del precedente contratto aveva individuato quattro aree di competenze, articolabili in specifiche funzioni (all. 3 al ccni/1999) volte al raggiungimento degli obiettivi connessi con il coordinamento della didattica (gestione del Piano dell'offerta formativa), con la formazione in servizio (sostegno al lavoro dei docenti), con tutto il sistema di accoglienza e di orientamento (interventi e i servizi per gli studenti) nonché con i rapporti nel territorio (attuazione di progetti formativi d'intesa con Enti ed Istituzioni esterni alla scuola) per la realizzazione di un ambiente formativo pienamente integrato. 

    1. Nell'area della Gestione del Piano dell'offerta formativa erano collocabili funzioni di coordinamento delle attività del POF, di progettazione curricolare, di valutazione delle attività del POF, di cura dei rapporti tra la scuola e le famiglie. 
    2. Più articolata si presentava, invece, la seconda area, quella del sostegno al lavoro dei docenti. Venivano, infatti, suggerite funzioni di analisi dei bisogni formativi e gestione del piano di formazione e aggiornamento; di accoglienza dei nuovi docenti; di produzione dei materiali didattici; di coordinamento dell'utilizzo delle nuove tecnologie e della biblioteca; di cura della documentazione educativa; di coordinamento nella scuola dell'attività di tutoraggio connessa con la formazione universitaria. Dall'esperienza diffusa in questi anni abbiamo rilevato che su questa area sono state designate più figure, considerando la diversità e la varietà degli incarichi proposti. 
    3. L'area degli interventi e servizi per gli studenti ha avuto applicazioni diverse fortemente caratterizzate dalla tipologia e dall'ordine di scuola. Essa prevedeva funzioni di coordinamento delle attività extracurricolari, di coordinamento e gestione delle attività di continuità, di orientamento e tutoraggio, ma anche di coordinamento delle attività di compensazione, integrazione e recupero. 
    4. Nelle istituzioni autonome della scuola di base (direzione didattiche e istituti comprensivi) la quarta area (attuazione di progetti formativi d'intesa con Enti ed Istituzioni esterni alla scuola) ha avuto un ruolo più marginale rispetto ad altre. Essa era mirata infatti al coordinamento dei rapporti con enti pubblici o aziende per la realizzazione di stage formativi; al coordinamento delle attività scuola-lavoro e di stage; al coordinamento delle attività con la formazione professionale. 

    Nel corso della vigenza contrattuale è stata evidenziata la rigidità nell'applicazione di tali indicazioni accompagnata però da una certa insofferenza da parte delle scuole: non tutte le realtà erano portatrici di bisogni e opportunità articolabili nelle quattro aree funzionali proposte. Con il rinnovo del contratto per il quadriennio 2002/05 le OO.SS. e l'ARAN hanno ritenuto di poter superare la rigidità di tale ripartizione liberalizzando le scelte. Va, comunque, posto in evidenza che la proposta iniziale era dettata dall'obiettivo di diffondere tali funzioni e di garantire l'attuazione dello stesso istituto contrattuale, anche in vista del progressivo consolidamento di una cultura dell'autonomia. 

    Si voleva, inoltre, potenziare il ruolo del collegio dei docenti nell'assumere responsabilità e autonomia decisionale in merito ai meccanismi di attribuzione degli incarichi, ma si riteneva importante far corrispondere gli elementi caratterizzanti del POF di ciascuna scuola con la tipologia delle funzioni assegnate. 

    Rispetto, quindi, al contratto che le hanno originate le funzioni strumentali al piano dell'offerta formativa appaiono ora più snelle nelle procedure e maggiormente ancorate nella progettazione di ogni singola scuola. 

    Seppure con qualche cambiamento, quindi, il ccnl 2002-2005 ha inteso salvaguardare l'istituto contrattuale delle “funzioni obiettivo” riconoscendo il contributo che ha avuto nel disegnare alcune soluzioni (anche se flebili) rispetto al bisogno di valorizzazione e differenziazione dei profili professionali, mantenendo un saldo ancoraggio, però, nelle funzioni più propriamente d'aula. Tutti riconoscono, infatti, che l'insegnamento-apprendimento costituisce il vero DNA del patrimonio professionale dei docenti e la fondamentale risorsa per la realizzazione delle finalità istituzionali della scuola. 

    Le funzioni “strumentali”, non costituiscono, al momento, una corsia privilegiata per nuovi profili di carriera, ma solo alcune responsabilità di tipo gestionale-organizzativo, che si aggiungono alle quotidiani attività d'aula.

    La retribuzione non consiste più nel compenso fisso (pari a 3 milioni di vecchie lire) ma viene definita nel contratto di istituto, in base:

    1. alle risorse complessive assegnate per tale scopo;

    2. al numero delle funzioni attivate;

    3. tenendo eventualmente anche conto dell'impegno richiesto per ciascuna di esse. 

    Ciò naturalmente comporta responsabilità più forti da parte della scuola autonoma, la quale è chiamata sia a definire l'ammontare dei compensi in base ai parametri suddetti, sia approfondire preventivamente il livello di impegno e di responsabilità che l'espletamento delle “funzioni strumentali” comporta. In queste operazioni, per la negoziazione della parte economica, vanno coinvolte le RSU. Esse dovrebbero incontrare, preventivamente i docenti interessati, coloro che hanno svolto in precedenza la funzione, e magari anche coloro che potrebbero svolgerla in futuro, al fine di valutare le condizioni operative e quindi poter definire retribuzioni proporzionate alle aspettative e alla disponibilità delle risorse. 

    Poiché i fondi attribuiti a ciascuna scuola possono essere liberamente ripartiti fra i docenti cui vengono assegnate i diversi incarichi, un Collegio che identifica un numero elevato di funzioni può rischiare di frazionare troppo le responsabilità, parcellizzando eccessivamente le risorse dedicate. 

    Il Collegio può anche, democraticamente, operare una scelta non troppo diversa rispetto a quella già collaudata delle funzioni-obiettivo (della prima ora) curvandola però sulle proprie esigenze, ma limitandola nel numero dei docenti. In particolare si potrebbero prevedere tre macro aree

    1. un coordinamento che curi l'attività progettuale didattica dell'istituto (progettualità didattica interna); 

    2. un coordinamento che curi lo sviluppo professionale dei docenti (progettualità professionale); 

    3. un coordinamento per le iniziative e le attività in collegamento con il territorio (progettualità didattica esterna). 

    Naturalmente in ognuna di queste macro aree potrebbero essere individuati e valorizzati aspetti specifici come risposta alla domanda del contesto scolastico. 

    Per il calcolo delle funzioni-strumentali l'art. 30 del ccnl 2002-2005 (che recepisce l'art. 28 di quello precedente) stabilisce che il Ministero assegna ogni anno ad ogni singola scuola le risorse corrispondenti alle funzioni complessivamente spettanti sulla base dell'applicazione dell'art. 37 del precedente contratto integrativo (ccni 31.08.1999). La nota 2631 del 29.10.2004 (concernente l'iter procedurale e la gestione delle risorse relativi sia alle “funzioni strumentali” dei docenti sia ai “compiti” del personale ATA) richiama e conferma le disposizioni contenute nella nota 30.10.2003, n. 3641 (applicativa dell'art. 30). Essa fa riferimento all'Intesa sottoscritta il 24.9.2002 con la quale vengono attribuite le funzioni con i criteri previsti nel citato art. 37. 

    Il nuovo contratto, quindi, non stabilisce più il numero delle funzioni ma, in sintonia con i bisogni di liberalizzare maggiormente le scelte autonome delle scuole, assegna le risorse corrispondenti al costo unitario di 1.549,37 euro. L'accreditamento delle risorse viene effettuato sulla base dei parametri noti: 

    a. funzioni attribuite in base al dimensionamento 

    1. per le scuole dimensionate: 6.197,48 euro; 

    2. per le scuole non dimensionate: 4.648,11 euro; 

    b. risorse aggiuntive in base alla complessità: ulteriori 1.549,37 euro per: 

    1. istituti comprensivi; 

    2. scuole medie di I e II grado con più di 80 docenti; 

    3. circoli didattici e istituti comprensivi con + di 800 alunni; 

    4. scuole con sezioni nelle carceri, negli ospedali; 

    5. scuole con corsi serali, corsi EDA corsi di istruzione e formazione tecnica superiore; 

    c. risorse aggiuntive in base alla specificità: ulteriori 1.549,37 euro per: 

    1. licei europei; 

    2. scuole annesse ai convitti ed agli educandati; 

    3. scuole medie annesse agli istituti d'arte. 

    Le risorse eventualmente non utilizzate possono essere impiegate l'anno successivo, con la medesima finalità. I collaboratori del dirigente, fino a un massimo di 2 unità, sono retribuiti con il fondo di istituto nella misura stabilita nel contratto di scuola e non possono cumulare il compenso per la funzione strumentale (art. 86, lettera “e”). 

    Anche per l'assegnazione delle funzioni residue non c'è nulla di cambiato rispetto ai criteri precedentemente adottati. È compito delle direzioni regionali segnalare al Ministero gli eventuali cambiamenti che si renderanno necessari in relazione alle modifiche della rete scolastica sul territorio (dimensionamento, accorpamento, soppressione, scuole di nuova istituzione ecc.). 

    Il percorso operativo, volto all'identificazione delle funzioni strumentali (ex obiettivo) è stato in passato individuato dall'art. 28 del ccnl 26.05.1999 e dall'art. 37 del ccni 31.08.1999, chiarito successivamente dalla cm 28.08.2000, n. 204, perfezionato dalla cm 3 ottobre 2001, n. 145 e confermato dalla circolare del 23 settembre 2002, n. 104. 

    Con l'art. 30 dell'attuale contratto si ribadisce che il compito di identificare le funzioni strumentali spetta al Collegio dei docenti, il quale si esprime sia sul numero e la tipologia delle funzioni da attivare sia sui criteri di attribuzione ed i nominativi dei docenti destinatari (L'art. 30 dice che le Funzioni strumentali sono “identificate con delibera del Collegio dei Docenti in coerenza con il Piano dell'Offerta Formativa che, contestualmente, ne definisce criteri di attribuzione, numero e destinatari”). Il testo, forse anche con lo scopo di apportare maggiore chiarezza, utilizza il termine “identificare”, al posto di “designare”. Ma ciò non sembra possa evitare del tutto la confusione che frequentemente si è venuta a creare, fino ad oggi, in molti collegi. 

    I sindacati suggeriscono per la designazione-identificazione l'utilizzo dello scrutinio segreto ricorrendo all'art. 37 D.Lgs. 16.4.1994 n. 297, punto 4 (“la votazione è segreta… quando si faccia riferimento a persone”), confermato, tra l'altro dal un parere del Consiglio di Stato (Adunanza Sez. II 22.11.2000, n. 1356/2000, in d.P.R. 26.04.2001), che dichiara accoglibile il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica di un docente contro la procedura di assegnazione di funzioni senza indicazioni del numero dei voti riportati dai singoli candidati. La questione resta sempre delicata per molti motivi e non può essere risolta con eccessive semplificazioni: i Collegi sono macro-organismi dove si esercita tendenzialmente una democrazia formale, alle designazione delle funzioni dovrà seguire poi quella dei compensi, che è materia di contrattazione in sede RSU, i contesti collegiali sono assai diversi per maturità, capacità di condividere le scelte, senso di responsabilità professionale… Ciò fa protendere a ritenere che il senso della “identificazione” di funzioni-strumentali non si fonda solo sul rispetto di una democrazia, prevalentemente formale, i cui presupposti vanno soddisfatti attraverso procedure di voto a scrutinio segreto, quanto piuttosto su considerazioni complesse da collegare con gli obiettivi della scuola, con le competenze disponibili (che non sono facilmente graduabili), con forme di disponibilità (da mettere in rapporto con le competenze offerte e con quelle necessarie per la realizzazione del progetto) che non sono sempre comparabili ed equivalenti. 

    Il rispetto della democrazia e della collegialità dovrebbe trovare altre forme di garanzia, che vadano oltre l'applicazione del voto segreto e nella direzione della deontologia e dell'etica professionale. 

    L'attuale contratto, inoltre, sembra che abbia voluto eliminare il meccanismo della riconferma, che veniva attivato a conclusione dell'anno scolastico in seno alla verifica collegiale degli esiti del POF, spesso risolto, però, anch'essa in una procedura puramente formale. Nel rispetto dell'autonomia ora ogni collegio potrà decidere di modificare il numero, la tipologia e la retribuzione delle funzioni all'inizio dei diversi anni scolastici, utilizzando naturalmente i sistemi di controllo ed autovalutazione che ogni scuola decide autonomamente di adottare. 

    In sintesi si può affermare che: 

    1. Rimane ferma la dotazione di risorse di ciascuna scuola così come calcolata in base dell'applicazione dell'art. 37 commi 1 e 2 del c.c.n.i. 1999. 

    2. Non c'è più un numero predeterminato, correlato alla tipologia dell'istituto. 

    3. Sono cambiate alcune modalità di “designazione” previste dal precedente contratto integrativo del 31.08.1999. 

    4. Non sono previsti a livello nazionale corsi di formazione mirati per le funzioni strumentali, né esse pongono le basi di una futura, seppure ipotetica, carriera nell'ambito dirigenziale. 

    5. Non è compresa tra le funzioni strumentali quella del vicario che, nella nuova regolazione pattizia (art. 30 bis del contratto) scompare e cede il posto a due figure di collaboratore individuate dal dirigente con funzioni unicamente “organizzative e amministrative” (anche se poi l'art. 3, comma 88, della legge n. 350/2003 riformula l'art. 459 del d.lgs. n. 297/1994, riferito all'esonero o semiesonero del “collaboratore vicario”). 

    6. Non c'è più alcun vincolo temporale per l'identificazione delle funzioni e delle figure

    Riferimenti normativi: artt. 12, (commi 3 e 4) e 28 del c.c.n.l. 26.05.1999; artt. 9, e 17 del c.c.n.i. 31.08.1999; art. 5, (comma 2, punto a), direttiva 03.09.1999, n. 210; c.m. 04.11.1999, n. 263; c.m. 22.11.1999, n. 148/D; doc. dell'Osservatorio trasmesso con nota 30.12.1999, n. 350/D; c.m. 11.01.2000, n. 356/D; nota 14.02.2000, prot. n. D7/391; nota 01.03.2000, prot. n. 397/D ; c.m. 04.04.2000, n. 443/D; nota allo staff nazionale 13.04.2000, prot. n. 451/D; nota 05.05.2000, n. 479/D; c.m. 24.05.2000, n. 494/D; direttiva 16.08.2000, n. 202; c.m. 28.08.2000, n. 204; c.m. 01.09.2000, n. 651/D.; c.c.n.i. annuale 01.08.2001; direttiva 01.10.2001, n. 143; c.m. 03.10.2001, n. 145; nota della Dir form. 17.12.2001, prot. n. 2489/A2; comunicazione di servizio, prot. n. 1056/E/1/A, c.m. 23.09.2002, n. 104; art. 30 ccnl 24.07.2003; art. 3, c. 88, legge 24.12.2003, n. 350, Direttiva 13.05.2004, n. 47; nota 29.10.2004, prot. n. 706; nota 29.10.2004, prot. n. 2631; Direttiva 04.04.2005 n. 45. Direttiva 5 aprile 2006, n. 34